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Non sono, eppure sento

Oct 4
1 min read

Ci sentiamo di carta quando la vita ci piega un po’ troppo,

quando ci portiamo addosso le pieghe di giornate faticose.

Ci sentiamo di vetro quando una piccola crepa sembra farci in mille pezzi.


E poi ci sono i suoni interiori, quelli che non fanno rumore fuori

ma dentro occupano tanto spazio.

Il ricordo, che a volte bussa piano e sordo.

Il rimpianto, che arriva con frastuono.

Il rimorso, che resta lì come un brusio di sottofondo.

Infine, quel pensiero che in tanti conosciamo bene,

sottile e insistente: “sono abbastanza”?


Non siamo di carta.

Non siamo di vetro.

Siamo persone che sentono e che pensano.


Riconoscere queste sensazioni, dargli un nome e una forma

è un primo passo per prendersene cura, per distendere le pieghe!


In quale parte di te senti di essere più “stropicciata/o” in questo periodo?

Se quel rumore interiore avesse un volume, potresti abbassarlo un po', anche solo per qualche minuto oggi? Cosa ti direbbe una voce gentile, al posto di quel “sono abbastanza”?


A volte basta poco per ricominciare a sentirsi interi.



 
 
 

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